INFORMAZIONI ECONOMICO COMMERCIALI


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Dati sull’economia e sul commercio


DATI ECONOMICI DI RIFERIMENTO

Con un territorio di 513.115 kmq. ed una popolazione di circa 62.9 milioni di abitanti, la Thailandia ha conseguito nel 2002 un prodotto interno lordo di 5.205 miliardi di Baht (la moneta locale), pari a circa 121.2 miliardi di dollari (+ 5.2% rispetto all'anno precedente), cui hanno contribuito per il 44.2% l’industria, per il 45.8% i servizi e per i l 10% le attivita’ agricole.

Il reddito pro-capite e’ stato nel 2002  pari a ca. 1.924 US$, registrando una crescita del 5.8%, mentre il tasso di disoccupazione ha toccato il 2.4%.

Il tasso di cambio medio del Baht nel 2002 e' stato sostanzialmente stabile attorno a 43 Baht per dollaro USA. Le relative quotazioni aggiornate sono reperibili presso il sito

ANDAMENTO CONGIUNTURALE 

Nel 2002 il prodotto nazionale lordo thailandese e' cresciuto piu' del previsto, 5.2%,  sia grazie alle politiche di sostegno della domanda interna poste in essere dal Governo,   sia in virtu’ dell’andamento piu’ che positivo  registrato dell’export nella 20 parte dell’anno(+5.8%).  Le manovre di deficit spending attuate dall’Esecutivo e supportate da una politica monetaria espansiva hanno avuto lo sperato effetto di bilanciare le spinte recessive a livello mondiale che, soprattutto nella prima parte del 2002, minacciavano le prospettive di crescita del Paese.

Gli indicatori previsionali segnalano il costante miglioramento di tale trend nel primo trimestre dell’anno in corso. La previsione degli analisti e' di un aumento del reddito di circa il 5-6%, grazie all'ulteriore incremento dei consumi privati e ad una sorprendente performance delle esportazioni, cresciute di oltre il 20% nel periodo gennaio-marzo.

I tassi di interesse estremamente bassi e la continuazione della politica fiscale espansiva da parte del Governo facilitano quindi la ripresa economica. Le ombre tuttavia non mancano.

Una luce oscura sul futuro andamento dell’economia e’ proiettata dalla SARS, la polmonite acuta i cui riflessi colpiscono anche un Paese relativamente interessato dal fenomeno come la Thailandia. Dai dati diffusi dal Governo nel mese di maggio 2003, emerge un calo del numero di turisti in arrivo di oltre il 10%, con una punta del 46%  ad aprile, mese solitamente molto munifico sotto il profilo turistico. La Thailandia non ha mai fatto mistero della sua ambizione di diventare un punto di riferimento per il turismo non solo asiatico e il calo di prenotazioni di queste ultime settimane legato alla comparsa del virus dimostra che questo settore presenta scarse prospettive di sviluppo in un contesto di incertezza quale quello attuale. Il Primo Ministro Thaksin ritiene che l’impatto sara’ limitato al breve periodo e che la sua portata incidera’ sulla crescita del PIL in misura inferiore ad un punto percentuale, effetto che dovrebbe peraltro essere controbilanciato dalle ulteriori misure di spesa annunciate per sostenere la domanda interna.  Ricordiamo che le previsioni di crescita per quest’anno sono comprese tra il 3.5 e 4.5% (Bank of Thailand) e il 4-5% (Ministero delle Finanze).

IL COMMERCIO ESTERO THAILANDESE

Il commercio con l’estero fornisce un contributo fondamentale alla crescita del Prodotto Interno della Thailandia e il peso delle esportazioni e’ venuto crescendo sensibilmente negli ultimi anni, dal 23.7% del 1984 al 66.3% del 2001.  Fattori di natura strutturale, inclusa una diversificazione in nuove aree produttive a maggior valore aggiunto, hanno svolto un ruolo chiave nella crescita dell’export. Componenti di computer, beni di consumo elettronici, veicoli – prodotti a costi molto bassi in Thailandia – fin dalla meta’ degli anni ’90 stanno gradualmente sostituendosi a produzioni tradizionali quali tessili e scarpe.  Queste ultime hanno peraltro ripreso vigore negli ultimissimi anni grazie alla svalutazione del baht e ai bassi costi del lavoro, ma la concorrenza di Paesi come India, Cina e Vietnam non lascia alternativa alla Thailandia se non specializzarsi in aree a maggior contenuto di tecnologia. 

Durante gli anni del boom prima della crisi del ’97, l’aumentato potere d’acquisto delle valute asiatiche ed il notevole livello di integrazione nel settore degli investimenti fini’ con l’accelerare anche l’integrazione commerciale tra i Paesi asiatici. L’Asean nel suo complesso emerse cosi’ come principale acquirente di prodotti thailandesi. La recessione seguita alla crisi del ’97 creo’ una nuova situazione con USA e UE a contendersi il primato di maggiori mercati di sbocco delle merci thailandesi nel 1997-98. Nel 2001, gli Stati Uniti erano il maggior acquirente di prodotti thai, con una quota pari al 22.2% sul totale di esportazioni thailandesi, seguiti dal Giappone con il 15% circa che, tuttavia, rimane nel complesso il maggior partner commerciale in virtu del suo ruolo di principale fornitore di merci del Paese.  L’Italia si colloca intorno alla ventesima posizione.

Principali esportazioni

Nel 2002 le esportazioni thailandesi hanno totalizzato 67.6 miliardi di US$. Le principali voci dell’export thailandese sono risultate la componentistica di computer, auto e moto ricambi e circuiti elettronici integrati.

Principali importazioni

Nel 2002  le importazioni thailandesi hanno totalizzato 58.2 miliardi di US$. Le principali voci dell’import thailandese sono risultate i prodotti petroliferi, i macchinari industriali e le macchine elettriche.

Principali clienti

Nel 2002 i principali clienti della Thailandia sono risultati gli Stati Uniti, il Giappone e Singapore.

Principali fornitori

Nel 2002 i principali fornitori della Thailandia sono risultati il Giappone, gli Stati Uniti e la Cina.

Dati piu’ recenti

Aggiornamenti sull’andamento del commercio estero thailandese sono disponibili, presso il sito web del "Department of Business Economics" del Ministero del Commercio thailandese .

THAILANDIA: INDICATORI ECONOMICI

Anno

            2000

             2001              

2002

PIL (mld US$)

122.6

115.3

123.0

Variazione nominale del PIL

-0.16 %

-5.9 %

6.6%

Variazione reale del PIL

4.6 %

1.9 %

5.2 %

Composizione del PIL

Industria: 44.2 %

“ “

“ “

 

Servizi: 45.8 %

“ “

“ “

 

Agricoltura: 10.0 %

“ “

“ “

Reddito pro capite (US$)

1.956

1.818

1.924

Occupazione (N.ro medio persone con un’occupazione – milioni)

32.1

33.8

34.2

Disoccupazione

3.6 %

3.3 %

2.4 %

Inflazione

1.5 %

1.7 %

0.7 %

Riserve (escluso oro) - mld US$

32.0

32.3

38.0

Valuta

Baht

Baht

Baht

Tasso di cambio medio – baht/1US$

40.1

44.4

43

Bilancia dei pagamenti (mld. US$)

- 1.6

+ 1.3

+ 4.2

Bilancia partite correnti (mld. US$)

9.31

6.22

7.6

Bilancia commerciale (mld. US$)

7.7

2.5

3.4

Esportazioni (mld. US$)

67.8

63.2

67.6

Importazioni (mld. US$)

- 56.1

- 54.6

- 58.1

Principali esportazioni

1. Computer e parti di ricambio

Computer e parti di ricambio

Computer e parti di ricambio

 

2.Circuiti elettronici integrati

Circuiti elettronici integrati

Circuiti elettronici integrati

 

3.Capi di abbigliamento

Capi di abbigliamento

Auto e moto componentistica

Principali importazioni

1. Macchine elettriche e parti di ricambio

Macchine elettriche e parti di ricambio

Macchine elettriche e parti di ricambio

 

2.Petrolio grezzo

Macchine per uso industriale

Macchine per uso industriale

 

3. Macchine per uso industriale

Petrolio grezzo

Petrolio grezzo

Principali Paesi fornitori

1.Giappone

Giappone

Giappone

 

2.Stati Uniti

Stati Uniti

Stati Uniti

 

3.Singapore

Cina

Cina

Principali Paesi clienti

1.Stati Uniti

Stati Uniti

Stati Uniti

 

2.Giappone

Giappone

Giappone

 

3.Singapore

Singapore

Singapore

Debito estero (1)

79.7

67.5

61.5

Programma/Accordo col FMI

si

si

si

Aiuto allo sviluppo (2)  Milioni US$

625

270.8

na

Fonte: EIU - (1) FMI/Banca Mondiale, (2) OCSE

Valori in miliardi di dollari USA se non diversamente indicato

 

Siti Web di utilita'

Office of the National Economics and Social Development
Bank of Thailand
The Customs Department
Import-Export Bank of Thailand

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L'interscambio commerciale con l'Italia

QUADRO D'INSIEME

La Thailandia sembra aver ripreso uno sviluppo piu' moderato che in passato (fino al '96, il PIL cresceva a ritmi medi dell'8% all'anno), ma consistente e assistito da una maggiore stabilita' politica. Di cio' hanno beneficiato i rapporti commerciali con l'Italia che, dopo la battuta d'arresto legata alla crisi economica e valutaria del '97, sembrano essere ritornati a valori pre-crisi. 

Le esportazioni italiane in Thailandia

Il contesto economico thailandese del triennio 1997-1999 aveva negativamente influenzato l’andamento delle esportazioni italiane.   Tale contesto e' mutato negli ultimissimi anni. Le relazioni commerciali con l'Italia hanno segnato una graduale, ma costante ripresa. Molto positive, in tale mutato scenario, le performances del nostro export che fa registrare nel 2000 un + 46% (590 milioni di Euro), nel 2001 un + 31.5% (776 milioni di Euro) e, nel  2002 un + 4.8% (814 milioni di Euro). La quota di mercato delle esportazioni italiane e' cresciuta parallelamente dallo 0.8% del 2000 all'1.08% del 2001, fino al 1.25% lo scorso anno, posizionandoci come quarto maggior partner commerciale tra i Paesi dell'Unione Europea.

Da osservare che i beni scambiati appartengono per la massima parte a  categorie merceologiche di elevato valore aggiunto:
le principali voci dell’export italiano in Thailandia sono rappresentate da macchinari ed impianti industriali, macchine e componentistica elettrica, prodotti chimici e prodotti tessili.

Le importazioni italiane dalla Thailandia

Di converso, e' venuta diminuendo la quota di esportazioni thailandesi verso l'Italia, passate dagli 1.05 miliardi di Euro del 2000 agli 869 del 2001, agli 879 del 2002, probabilmente anche a causa delle controversie sorte lo scorso anno con l'UE per i controlli a tappeto sulle forniture di gamberi e polli thailandesi determinati da motivi di sicurezza alimentare.

Le principali voci dell’import italiano proveniente dalla Thailandia sono rappresentate da componenti di autovetture, impianti e componenti di condizionamento, prodotti tessili, prodotti ittici.

Il saldo dell’interscambio bilaterale

Andamento congiunturale

Il saldo e' attualmente in sostanziale equilibrio

Prospettive

Sono mediamente buone, giacche' la Thailandia sembra aver ripreso uno sviluppo piu' moderato che in passato (fino al '96, il PIL cresceva a ritmi medi dell'8% all'anno), ma consistente e assistito da una maggiore stabilita' politica. La crescita dell'economia nello scorso anno, + 4.5%, ha fatto leva soprattutto sulle componenti private di spesa che hanno beneficiato di politiche fiscali e monetarie espansive. Il buon andamento dei consumi, in particolar modo, dovrebbe offrire prospettive attraenti agli esportatori-investitori italiani disposti ad affacciarsi su un mercato dove  il 'made in Italy' tira ancora molto bene (macchine utensili, moda, design, alimentare e relativi settori di supporto), ma in cui le prospettive di ulteriore sviluppo dipendono dalla disponibilita' ad assicurare una presenza fissa in loco, assistenza post-vendita e, possibilmente, buone condizioni creditizie. Non meno interessanti  le prospettive che si vanno dischiudendo grazie agli accordi tra ASEAN, Cina  e Giappone che, entro il 2010, dovrebbero dar vita ad aree di libero scambio destinate a interessare quasi due miliardi di persone.

RAPPORTI COMMERCIALI  ITALIA-THAILANDIA
Interscambio bilaterale Thailandia - Italia (dati ISTAT - milioni di Euro)

 

PRINCIPALI ESPORTAZIONI  E IMPORTAZIONI ITALIANE (2002)

ESPORTAZIONI

IMPORTAZIONI

1. Macchine per uso industriale

1.Componenti e accessori auto

2. Macchine elettriche e loro parti

2.Condizionatori d’aria e parti di ricambio

3. Prodotti chimici

3. Prodotti ittici freschi e surgelati

4.Tessuti

4.Gomma

6.Prodotti medici farmaceutici

5.Pietre preziose e gioielli

7.Manufatti metallici

6.Circuiti stampati

Fonte: Department of Business Economics – Thai Ministry of Commerce

 

INCIDENZA INTERSCAMBIO SUL COMMERCIO ESTERO ITALIANO (anno)

Esportazioni verso Thailandia sul totale delle esportazioni italiane

0.24 %

Importazioni da Thailandia sul totale delle importazioni italiane

 

0.34 %

QUOTE DI MERCATO (2002)

PRINCIPALI FORNITORI

% su import

PRINCIPALI ACQUIRENTI

% su export

1.Giappone

22.4

1.Stati Uniti

20.3

2. Stati Uniti

11.6

2.Giappone

15.2

3.Cina

6.0

3.Singapore

8.1

4.Malesia

5.0

4.Hong Kong

5.1

5.Singapore

4.6

5.Cina

4.4

6.Taiwan

4.2

6.Malesia

4.2

19. Italia

1.4

19. Italia

1.2

Fonte: Department of Business Economics – Thai Ministry of Commerce

         

 

INVESTIMENTI DIRETTI NEI DUE PAESI (2002)

Italiani

Milioni di $

% tot

Thalandia

milioni di $

% tot

1.          Cumulativo al dicembre 2002 – 72 milioni di US$

 

 

1.Singapore

1241

43.6

2.         

 

 

2.Giappone

620

21.8

3.         

        

 

3.Regno Unito

241

8.4

4.

 

 

4.Olanda

112

3.9

5.

 

 

5.Taiwan

84

2.9

6.

 

 

6.Irlanda

73

2.5

 

 

 

 

 

 

 

 

 

x. Italia

4

0.14

Fonte: Bank of Thailand

 

SACE (al maggio 2003 – milioni di Euro)

Categoria di rischio

A3/7

 

Impegni in essere (a)

29.68

xx,x % del totale

Indennizzi erogati da recuperare (b)

“ “

“ “

Esposizione complessiva (a+b)

29.68

xx,x % del totale

Fonte: SACE

ACCORDI DI RISTRUTTURAZIONE DEBITORIA

Ultima intesa Club di Parigi

NO

Ultimo accordo bilaterale

NO

Fonte: Ministero Affari Esteri

FLUSSI TURISTICI BILATERALI

 

dall’Italia

verso l’Italia

[2001]

122.263

10.736

[2002]

129.293

8799

Fonte: Tourism Authority of Thailand

 

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La crisi economica ed il risanamento

LA CRISI ECONOMICA DELL'ESTATE 1997

Le cause

Nell’estate del 1997 la Thailandia, dopo oltre un decennio di crescita economica record (in media dell’8,5% annuo), e’ stato il primo paese del Sud Est asiatico ad essere investito dalla crisi che si e’ successivamente estesa a tutta l’area.
Le cause della crisi possono essere sinteticamente ricondotte a squilibri del settore bancario/finanziario ed ad elementi di intrinseca debolezza della struttura produttiva del paese.

Negli anni del boom economico (1985-1995), infatti, banche e societa’ finanziarie locali avevano accompagnato il vertiginoso processo di crescita economica con una politica creditizia decisamente espansiva, senza peraltro verificare la solidita’ delle aziende debitrici e la sostenibilita’ economica degli investimenti da finanziare. Si erano inoltre trascurati tanto il canonico rapporto crediti concessi/riserve obbligatorie, quanto una seria classificazione dei crediti in base ai pagamenti effettuati dai debitori.

Alla crescente domanda di finanziamenti da parte delle aziende thailandesi si era poi fatto fronte mediante un esteso ricorso al debito estero – reso conveniente dai minori tassi di interesse praticati sulle principali piazze finanziarie, soprattutto statunitensi, in presenza di un regime di cambio fisso tra il dollaro USA ed il baht thailandese – salito nel 1997 a 93 miliardi di dollari, con un onere per il servizio del debito pari al 15,5%.

Il settore bancario/finanziario thailandese accusava dunque, gia’ nella primavera del 1997, un’esposizione eccessiva sul versante creditizio e del debito estero, foriera di pesanti sofferenze in una mutata congiuntura economica o in caso di abbandono del cambio fisso col dollaro.

Il tessuto industriale thailandese, d’altro canto, non era stato in grado di mantenere la competitivita’ conquistata nei primi anni ’80 in settori tradizionalmente orientati all’esportazione – assemblaggio e componentistica di computers ed autovetture, il tessile, l’abbigliamento, la gioielleria, le calzature ed i pellami, l’industria del legno – a causa dei crescenti costi della manodopera, della mancata modernizzazione di impianti e processi produttivi e dell’insufficiente sviluppo di produzioni a piu’ elevato livello qualitativo. Al contrario, si erano privilegiati gli investimenti speculativi, particolarmente nel settore immobiliare.

Nel volgere di pochi anni, pertanto, le imprese thailandesi – rimaste confinate ai segmenti iniziali di prodotto – avevano sperimentato una progressiva perdita di competitivita’ nei confronti di paesi emergenti quali la Cina, l’India, il Bangladesh, il Vietnam.

Da ultimo, il repentino apprezzamento del dollaro statunitense nei confronti delle principali valute, verificatosi alla fine del 1996, e la decisione della Banca di Thailandia di mantenere il regime di parita’ fissa dollaro/baht (dettata dall’esigenza di tutelare gli istituti finanziari e le imprese che avevano fatto ricorso al debito estero) avevano implicato un parallelo, artificiale apprezzamento di oltre il 30% del baht, ad ulteriore discapito delle esportazioni thailandesi e degli investimenti esteri nel paese.

Nella primavera del 1997, la contraddizione insita in un sistema economico in difficolta’ la cui moneta si apprezza rilevantemente ha innescato una spirale speculativa nei confronti del baht. In luglio, lo sganciamento della valuta thailandese dalla parita’ fissa col dollaro ha ufficialmente sancito l’avvio della crisi.

Gli effetti

La vana battaglia ingaggiata in primavera dalla Banca di Thailandia nel tentativo di difendere ad oltranza la parita’ con il dollaro (costata il sacrificio di oltre 30 miliardi di dollari in riserve ufficiali) ha innescato un ‘’effetto domino" che in poche settimane ha coinvolto tutti i settori dell’economia thailandese.

Sin dal mese di giugno infatti, quando cioe’ era ormai evidente che le azioni speculative contro il baht stavano per avere il sopravvento, investitori istituzionali e privati hanno precipitosamente tentato di recuperare crediti e depositi affidati a banche e societa’ finanziarie. Queste ultime – particolarmente esposte con investimenti nel settore immobiliare, da tempo in crisi di saturazione per eccesso di offerta – hanno rapidamente raggiunto lo stadio dell’insolvenza, compromettendo di riflesso la stabilita’ di numerose banche, che delle societa’ finanziarie erano spesso creditrici. Tra giugno ed agosto 1997, il Governo thailandese e’ stato quindi costretto a sospendere le attivita’ di 58 finanziarie.

Nel susseguente clima di incertezza e generale sfiducia venutosi a creare, le banche thailandesi – i cui crediti inesigibili crescevano proporzionalmente alla crisi del settore immobiliare e delle societa’ finanziarie – hanno in pratica congelato ogni finanziamento al settore industriale. La stretta creditizia, acuita dalla politica di alti tassi di interesse decisa dalla Banca di Thailandia per difendere il tasso di cambio, ha generato una grave crisi di liquidita’ dell’economia thailandese, rendendo impossibile per le aziende non gia’ onorare i debiti contratti (con ulteriore pregiudizio per gli istituti di credito) ed ottenere finanziamenti per nuovi investimenti, ma financo reperire il capitale circolante per le attivita’ correnti.

Con le riserve ufficiali virtualmente azzerate, un tasso di cambio crollato in pochi mesi da 25 a 55 baht per dollaro, gravi saldi negativi della bilancia commerciale, delle partite correnti, dei movimenti di capitali e della bilancia dei pagamenti, un sistema bancario/finanziario sull’orlo del fallimento ed un settore industriale obsoleto ed in piena recessione, la Thailandia si e’ trovata nell’estate 1997 in condizioni di virtuale bancarotta.

Il pacchetto di assistenza finanziaria del Fondo Monetario Internazionale

Le misure finanziarie

In una congiuntura economica in progressivo deterioramento, il Fondo Monetario Internazionale e’ intervenuto nell’autunno 1997 con un pacchetto di assistenza tecnica e finanziaria alla Thailandia ammontante a 17,2 miliardi di dollari.

I fondi erano destinati in parte (16 miliardi) a ricostituire le riserve ufficiali del paese, ed in parte (1,2 miliardi) a finanziare la ristrutturazione dei principali settori industriali in crisi.

I vincoli di politica economica

La concessione del pacchetto di assistenza finanziaria e’ stata peraltro vincolata dal Fondo Monetario all’avvio, da parte del Governo thailandese, di un serio programma di risanamento dell’economia, in principio articolato sui seguenti punti:

L’azione di risanamento condotta dal Governo thailandese

Sulla scorta delle raccomandazioni formulate dal Fondo Monetario Internazionale, il Governo thailandese ha varato, nell’esercizio 1997/98, una serie di misure di politica economica con la duplice finalita’ di:

La politica monetaria

La necessita’ di difendere il tasso di cambio, seppure in un contesto di libera fluttuazione valutaria, e l’esigenza di frenare l’eccessiva espansione del credito verificatasi negli anni precedenti hanno dapprima indotto la Banca di Thailandia ad adottare una politica monetaria caratterizzata da alti tassi di interesse. In particolare, il tasso "prime rate" si e’ costantemente mantenuto su valori prossimi al 15,5% per tutto il 1998.

Conseguentemente il baht, dopo aver toccato il minimo storico di 1/55 contro il dollaro nel gennaio 1998, si e’ stabilizzato in una forchetta di 37/40 per dollaro.

Le riserve ufficiali sono state gradualmente ricostituite, fino a raggiungere nell’estate 1999 il livello pre-crisi di 32 miliardi di dollari.

Tali positivi risultati hanno inoltre consentito un progressivo allentamento della politica dei tassi di interesse, scesi di oltre 7 punti percentuali nel corso del 1999.

La politica fiscale

La politica fiscale del Governo thailandese si e’ conformata, negli esercizi 1997 e 1998, al rigore finanziario raccomandato dal Fondo Monetario Internazionale.

Il bilancio pubblico e’ infatti stato ridotto dell’11%, con tagli concentrati tanto sugli investimenti pubblici quanto sulle spese correnti. L’imposta sul valore aggiunto e’ stata inoltre, in un primo tempo, elevata dal 7 al 10%, e sensibili aumenti hanno subito le aliquote delle tasse sul consumo di numerosi beni di lusso.

Con il progressivo stabilizzarsi del quadro macroeconomico, le autorita’ thailandesi, con l’approvazione del Fondo Monetario, hanno gradualmente adottato una politica fiscale espansiva, al fine di rivitalizzare consumi, investimenti, produzione ed occupazione. Il Governo e’ stato quindi autorizzato a finanziare la maggiore spesa pubblica sostenendo un crescente deficit di bilancio, che nel 1999 potra’ essere pari al 6% del prodotto interno lordo.

L’imposta sul valore aggiunto e’ stata riportata al 7%, le imposte dirette sono state tagliate di un punto percentuale e sono stati ridotti i dazi sull’importazione di oltre 500 categorie di macchinari e materie prime necessari alla produzione industriale delle aziende thailandesi.

La ristrutturazione del sistema finanziario

A seguito della crisi finanziaria dell’estate 1997, il Governo thailandese ha istituito la "Financial Restructuring Authority", incaricata di esaminare i piani di ristrutturazione e ricapitalizzazione delle finanziarie sospese in giugno ed agosto e procedere alla liquidazione delle societa’ non in grado di riprendere le attivita’, a la "Asset Management Corporation", incaricata di liquidare i crediti inesigibili ed i beni di queste ultime rimasti invenduti.

Nel dicembre del 1997, il Ministero delle Finanze ha dichiarato fallite 56 delle 58 societa’ finanziarie sospese.

La ristrutturazione del sistema bancario

Le ingenti sofferenze finanziarie accusate dal settore bancario thailandese all’inizio della crisi hanno obbligato il Governo a rendere piu’ restrittiva la vigente normativa sulla classificazione dei crediti bancari effettuata dalla Banca di Thailandia, che obbliga oggi le banche ad accantonare in conto riserve un capitale equivalente ai crediti non onorati da oltre tre mesi.

Il conseguente, esponenziale aumento dei crediti inesigibili, ormai prossimi al 50% del totale, ha costretto la Banca di Thailandia ad assumere il controllo di quattro banche – Bangkok Bank of Commerce, Bangkok Metropolitan Bank, Siam City Bank, First Bangkok City Bank – tecnicamente in bancarotta.

Parallelamente, il Governo ha varato – nell’agosto 1998 – un programma finanziario di 300 miliardi di baht per favorire la ricapitalizzazione dell’intero settore.

La ristrutturazione industriale

Il Governo thailandese, su indicazione e con finanziamenti (1,2 miliardi di dollari) del Fondo Monetario, ha elaborato un programma di ristrutturazione dei principali settori industriali – il tessile e l’abbigliamento, la gioielleria, le calzature e pellami, l’industria del legno, l’agroalimentare – ormai non piu’ competitivi sui mercati internazionali in ragione di processi produttivi obsoleti e limitato valore aggiunto dei prodotti.

Il programma si propone di incrementare la competitivita’ dei prodotti thailandesi modernizzandone i processi produttivi, elevando la formazione professionale del personale e sviluppando moderne tecniche di marketing dei prodotti.

La revisione della legislazione in materia economica

Il progressivo deteriorarsi della congiuntura ha spinto il Governo thailandese, sin dall’inizio della crisi, a modernizzare e rendere piu’ trasparente la legislazione nazionale in materia economica, anche al fine di favorire un maggiore afflusso di investimenti stranieri nel paese.

Sono stati pertanto introdotti nell’ordinamento thailandese gli elementi di diritto fallimentare, sino ad ora assenti, e sono stati aperti alle attivita’ di imprese straniere 39 dei 64 settori economici in precedenza riservati agli operatori locali.

Il processo di privatizzazione

Seguendo le raccomandazioni del Fondo Monetario Internazionale, il Ministero delle Finanze thailandese ha redatto uno schema quadro ("Masterplan") per la privatizzazione delle circa 80 aziende pubbliche che attualmente occupano posizioni di monopolio nella produzione e gestione di settori chiave dell’economia nazionale quali energia, trasporti, telecomunicazioni, infrastrutture. Al riguardo, l’ "Energy Policy Committee" ed il "National Energy Policy Office" cureranno le dismissioni nel settore dell’energia, mentre lo "State Enterprise Capital Policy Committee" sara’ preposto ai restanti settori.

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Ricerche di mercato ed eventi commerciali

Il "Department of Export Promotion" (DEP) e' un'agenzia sotto il Ministero del Commercio thailandese che promuove i prodotti "Made in Thailand" assistendo i produttori, gli esportatori ed i compratori esteri.

Fornisce informazioni e servizi tali da mettere in contatto diretto i compratori stranieri con i rispettivi produttori thailandesi. Il DEP e' inoltre una fonte affidabile di informazioni tali da dare assistenza immediata in ogni evenienza. Ad esempio, il Permanet Exhibition Hall ha regolarmente mostre di migliaia di campioni di prodotti recentissimi del "Made in Thailand".

Sempre il DEP organizza regolarmente varie attivita' quali seminari e fiere internazionali. Per ulteriori informazioni contattare:

L'indirizzo del dipartimento del commercio responsabile della promozione di fiere ed eventi commerciali e' il seguente: Thai-trade department of export promotion

Un elenco delle principali fiere e manifestazioni commerciali organizzate in Thailandia può essere consultato presso il seguente indirzzo web

Altri indirizzi internt utili per la ricerca di informazioni e dati:

Ministry of Commerce
Department of Industrial Promotion
Department of Foreign trade (Thai-trade)
Queen Sirikit - National Convention Center -

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Investire in Thailandia

La stabilita’ del contesto politico-istituzionale thailandese, l’assenza di tensioni sociali e nel mondo del lavoro, che si traduce in pochissimi ed isolati casi di sciopero ogni anno, la notevole flessibilita’ del locale mercato del lavoro ed i rilevanti incentivi assicurati dalla autorita’ thailandesi alle imprese straniere che intendono stabilirsi nel paese contribuiscono a creare in Thailandia un clima particolarmente favorevole per gli investimenti esteri.

Le normative vigenti in materia, l’elenco dei parchi industriali esistenti in Thailandia ed i diversi benefici ed incentivi garantiti all’investitore straniero in funzione del settore produttivo e della zona geografica in cui l’investimento dovrebbe essere effettuato sono disponibili presso il sito web del Board of Investment thailandese .

DISPOSIZIONI GENERALI

Gli stranieri godono in genere degli stessi diritti dei cittadini thailandesi, fatta eccezione per le restrizioni dettate da alcune norme. Tali limitazioni e ristrizioni dei diritti degli stranieri sono regolamentate da alcune leggi come: Nationality Act, Foreigner Registration Act, Immigration Act, Land Code, Foreigner Employment Act, ecc.
Esistono anche limitazioni sulla quota azionaria in banche commerciali, agenzie d'assicurazione, pesca commerciale, aeromobili, trasporti commerciali, esportazioni di prodotti agricoli, estrazione minieraria ed altre attivita' interessate dalla politica del governo, e da disposizioni di associazioni commerciali. Tranne alcune restrizioni, e’ necessaria una partecipazioni azionaria thailandese, in certa misura, per gli investimenti esteri in Thailandia. 

FOREIGN BUSINESS ACT

Le attivita' commerciali degli stranieri sono attualmente controllate dal "Foreign Business Act" (FBA) approvato in data 20 ottobre 1999 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 4 Dicembre 1999, in vigore dal 3 marzo 2000.

Secondo il FBA, le attivita' commerciali degli stranieri possono essere effettuate previo ottenimento di una licenza da:
"Alien Business Office, Department of Commercial Registration" c/o Ministero del Commercio Thailandese,

ATTIVITA' LIMITATE AGLI STRANIERI

La partecipazione estera alle attivita' commerciali nei 3 elenchi sotto elencati e’ assolutamente proibita oppure strettamente controllata dal FBA. La classificazione delle attivita' negli elenchi  puo’essere modificata solo con Decreto reale, tranne quelle nell'elenco 1 ed elenco 2 sezione A, che possono essere emendate con una Legge. Le attivita' non indicate nei 3 elenchi potrebbero, a meno di altre leggi, essere esercitare liberamente da stranieri, purche' il Capitale Minimo all'inizio dell'operazione commerciale sia non meno di 2 milioni di baht thailandesi. La revisione degli elenchi verra' curata una volta all'anno da un Comitato del FBA che presentera' le raccomandazioni al Gabinetto.

Elenco 1: Attivita' proibite agli stranieri per motivi straordinari:

  • Giornali, radiodiffusione o trasmissione televisiva
  • Risicoltura, agricoltura o giardinaggio.
  • Allevamento
  • Selvicoltura e fabbricazione di legno da foreste naturali
  • Pesca di animali marine nella marea thailandese e nelle zone economiche specifiche della Thailandia
  • Estrazione di erbe thailandesi
  • Commercio e vendita all'asta articoli antiquariati thailandesi od oggetti di valore storico nazionale
  • Produzione o stampaggio di immagini di Budda e recipienti d'elemosina dei bonzi
  • Compravendita di terra

Elenco 2: Attivita' concesse agli stranieri previa autorizzazione del Ministero del Commercio che ha ottenuto una approvazione dal Gabinetto. Si tratta di attivita' connesse alla sicurezza nazionale o concernente arte e cultura, usanze, artigianato o risorse naturali ed ambiente.

    Sezione A :Attivita' connesse alla sicurezza del Paese:

  1. Produzione, vendita, riparazione e manutenzione di:
  1. Armi da fuoco, munizioni, polvere da sparo, esplosivi
  2. Accessori per armi da fuoco, munizioni ed esplosivi
  3. Armamenti, navi, aeromobili o veicoli militari
  4. Attrezzature o componenti di tutte le categorie di materiali da guerra
  1. Terra domestica, vie d'acqua o trasporti via aerea, inclusa attivita' aerea domestica.

    Sezione B: Attivita' connesse alle arti e cultura, oggetti artigianali tradizionali

  1. Commercio di antiquariati o oggetti d'arte thailandese ed artigianali
  2. Produzione di intagli in legno
  3. Allevamento di bachi da seta, produzione di filati, tessitura di seta thailandese o stampa di disegno di seta thailandese
  4. Produzione di strumenti musicali thailandesi
  5. Produzione di oreficeria, argenteria, articoli in niello, bronzo, lacca
  6. Produzione di vasellame in terracotta

    Sezione C: Attivita' connesse alle risorse umane o all’ambiente

  1. Produzione di zucchero e canne da zucchero
  2. Produzione di sale, inclusa salgemma
  3. Lavorazione di saline
  4. Estrazione mineraria, incluso abbattimento con esplosivi e frantumazione di pietra
  5. Fabbricazione di legno per mobili e produzione di utensili

Elenco 3: Attivita' concesse agli stranieri previa autorizzazione dal Direttore Generale del Dipartimento di Registrazione Commerciale, che ha ottenuto una approvazione dal Comitato FBA. Sono attivita' che per le quali cittadini thailandesi non sono ancora in grado di competere con gli stranieri.

  1. Macinazione di riso e produzione di farina di riso e prodotti agricoli
  2. Pesca, specificamente culture di animali marini
  3. Selvicoltura da forestazione
  4. Produzione di legno compensato, pannelli impiallacciati, pannelli dei trucioli, cartoni di fibra compressa
  5. Produzione di calce
  6. Servizi di contabilita'
  7. Servizi di consulenza legale
  8. Servizi d'architettura
  9. Servizi d'ingegneria
  10. Costruzione, ad eccezione di:
    - Costruzione per servizi pubblici di base e di trasporti che necessita utensili speciali, macchinari, tecnologia o perizia del settore, con la partecipazione estera del capitale minimo di 500 milioni di baht.
    - altre categorie di costruzione specificate nelle Notifiche Ministeriali
  11. Mediatori o agenti, ad eccezione di:
    - sottoscrizione di titoli e servizi connessi
    - commercio o fornitura di servizi necessari per produzione o fornire servizi fra societa' affiliate
    - commercio, acquisto o distribuzione o ricerca di mercati sia locali che esteri per vendita di merce fabbricata in loco o d'importazione in forma di operazione commerciale internazionale, con partecipazione del capitale minimo di 100 milioni di baht
    - altre categorie specificate nelle Notifiche Ministeriali
  12. Vendita all'asta, ad eccezione di:
    - Asta di gara internazionale di oggetti che non riguardano antiquariato, storia, arte thailandese, artigianato o di valore storico.
    - altre categorie specificate nelle Notifiche Ministeriali.
  13. Commercio interno connesso ai prodotti locali e derrate non ancora proibito dalla legge.
  14. Vendita al dettaglio di tutte le categorie di merce con un capitale minimo di 100 milioni di baht.
  15. Vendita al grossista di tutte le categorie di merce con un capitale minimo (per ogni negozio) sotto 100 milioni di baht.
  16. Attivita' di pubblicita'
  17. Attivita' alberghiere, tranne servizi di gestione di alberghi
  18. Gite guidate
  19. Vendita di cibo e bevande
  20. Coltivazione e promozione di piante
  21. Altre categorie di servizi, ad eccezione quelle indicate nelle Notifiche Ministeriali.

Informazioni dettagliate su leggi e disposizioni che regolano gli investimenti e l'economia Tailandese sono consultabili al sito ufficiale del B.O.I. (Board of Investment):   


Uffici regionali del Board of investment:

Chiang Mai (Northern Region)
The Northern Region Investment and Economic Center
Airport Business Park #112, 90 Mahidol Rd, Muang District,
Chiang Mai 50000. Tel: (053) 203-400 Fax: (053) 203-404

Nakhon Ratchasima (Northeastern Region)
563 Mittraphap Rd, Muang District, Nakhon Ratchasima 30000.
Tel: (044) 257-341 Fax: (044) 257-340

Chonburi (Laem Chabang)
Eastern Region Investment and Economic Center,
46 Moo 5, Laem Chabang Industrial Estate, Sukhumvit Rd
Tambol Toongsukhla, Sriracha District, Chonburi 20230
Tel: (038) 491-820 Fax: (038) 490-479

Suratthani


Qui di seguito vengono forniti una serie di indirizzi Web utili, si tratta di enti, istituzioni, imprese e quant'altro possa costituire oggetto d'interesse commerciale:   

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