INFORMAZIONI
ECONOMICO COMMERCIALI

Dati sulleconomia e sul commercio
Con un territorio di 513.115 kmq. ed una popolazione di circa 62.9 milioni di abitanti, la Thailandia ha conseguito nel 2002 un prodotto interno lordo di 5.205 miliardi di Baht (la moneta locale), pari a circa 121.2 miliardi di dollari (+ 5.2% rispetto all'anno precedente), cui hanno contribuito per il 44.2% lindustria, per il 45.8% i servizi e per i l 10% le attivita agricole.
Il reddito pro-capite e stato nel 2002 pari a ca. 1.924 US$, registrando una crescita del 5.8%, mentre il tasso di disoccupazione ha toccato il 2.4%.
Il tasso di cambio medio del Baht nel 2002 e' stato sostanzialmente stabile attorno a 43 Baht per dollaro USA. Le relative quotazioni aggiornate sono reperibili presso il sito
Nel 2002 il prodotto nazionale
lordo thailandese e' cresciuto piu' del previsto, 5.2%,
sia grazie alle politiche di sostegno della domanda interna poste in
essere dal Governo, sia in
virtu’ dell’andamento piu’ che positivo registrato dell’export nella 20 parte
dell’anno(+5.8%). Le manovre di
deficit spending attuate dall’Esecutivo e supportate da una politica monetaria
espansiva hanno avuto lo sperato effetto di bilanciare le spinte recessive a
livello mondiale che, soprattutto nella prima parte del 2002, minacciavano le
prospettive di crescita del Paese.
Gli indicatori previsionali segnalano il costante miglioramento di tale trend
nel primo trimestre dell’anno in corso. La previsione degli analisti e' di un
aumento del reddito di circa il 5-6%, grazie all'ulteriore incremento dei
consumi privati e ad una sorprendente performance delle esportazioni, cresciute
di oltre il 20% nel periodo gennaio-marzo.
I tassi di interesse estremamente bassi e la continuazione della politica
fiscale espansiva da parte del Governo facilitano quindi la ripresa economica.
Le ombre tuttavia non mancano.
Una luce oscura sul futuro andamento dell’economia e’ proiettata dalla SARS, la polmonite acuta i cui riflessi colpiscono anche un Paese relativamente interessato dal fenomeno come la Thailandia. Dai dati diffusi dal Governo nel mese di maggio 2003, emerge un calo del numero di turisti in arrivo di oltre il 10%, con una punta del 46% ad aprile, mese solitamente molto munifico sotto il profilo turistico. La Thailandia non ha mai fatto mistero della sua ambizione di diventare un punto di riferimento per il turismo non solo asiatico e il calo di prenotazioni di queste ultime settimane legato alla comparsa del virus dimostra che questo settore presenta scarse prospettive di sviluppo in un contesto di incertezza quale quello attuale. Il Primo Ministro Thaksin ritiene che l’impatto sara’ limitato al breve periodo e che la sua portata incidera’ sulla crescita del PIL in misura inferiore ad un punto percentuale, effetto che dovrebbe peraltro essere controbilanciato dalle ulteriori misure di spesa annunciate per sostenere la domanda interna. Ricordiamo che le previsioni di crescita per quest’anno sono comprese tra il 3.5 e 4.5% (Bank of Thailand) e il 4-5% (Ministero delle Finanze).
IL COMMERCIO ESTERO THAILANDESEIl commercio con l’estero fornisce un contributo
fondamentale alla crescita del Prodotto Interno della Thailandia e il peso delle
esportazioni e’ venuto crescendo sensibilmente negli ultimi anni, dal 23.7%
del 1984 al 66.3% del 2001. Fattori
di natura strutturale, inclusa una diversificazione in nuove aree produttive a
maggior valore aggiunto, hanno svolto un ruolo chiave nella crescita
dell’export. Componenti di computer, beni di consumo elettronici, veicoli –
prodotti a costi molto bassi in Thailandia – fin dalla meta’ degli anni
’90 stanno gradualmente sostituendosi a produzioni tradizionali quali tessili
e scarpe. Queste ultime hanno
peraltro ripreso vigore negli ultimissimi anni grazie alla svalutazione del baht
e ai bassi costi del lavoro, ma la concorrenza di Paesi come India, Cina e
Vietnam non lascia alternativa alla Thailandia se non specializzarsi in aree a
maggior contenuto di tecnologia.
Durante gli anni del boom prima della crisi del ’97,
l’aumentato potere d’acquisto delle valute asiatiche ed il notevole livello
di integrazione nel settore degli investimenti fini’ con l’accelerare anche
l’integrazione commerciale tra i Paesi asiatici. L’Asean nel suo complesso
emerse cosi’ come principale acquirente di prodotti thailandesi. La recessione
seguita alla crisi del ’97 creo’ una nuova situazione con USA e UE a
contendersi il primato di maggiori mercati di sbocco delle merci thailandesi nel
1997-98. Nel 2001, gli Stati Uniti erano il maggior acquirente di prodotti thai,
con una quota pari al 22.2% sul totale di esportazioni thailandesi, seguiti dal
Giappone con il 15% circa che, tuttavia, rimane nel complesso il maggior partner
commerciale in virtu del suo ruolo di principale fornitore di merci del Paese.
L’Italia si colloca intorno alla ventesima posizione.
Principali esportazioni
Nel 2002 le esportazioni thailandesi hanno totalizzato 67.6 miliardi di US$. Le principali voci dellexport thailandese sono risultate la componentistica di computer, auto e moto ricambi e circuiti elettronici integrati.
Principali importazioniNel 2002 le importazioni thailandesi hanno totalizzato 58.2 miliardi di US$. Le principali voci dellimport thailandese sono risultate i prodotti petroliferi, i macchinari industriali e le macchine elettriche.
Principali clientiNel 2002 i principali clienti della Thailandia sono risultati gli Stati Uniti, il Giappone e Singapore.
Principali fornitoriNel 2002 i principali fornitori della Thailandia sono risultati il Giappone, gli Stati Uniti e la Cina.
Dati piu recentiAggiornamenti sullandamento del commercio estero thailandese sono disponibili, presso il sito web del "Department of Business Economics" del Ministero del Commercio thailandese .
THAILANDIA: INDICATORI ECONOMICI
| Anno |
2000 |
2001 |
2002 |
|
PIL
(mld US$) |
122.6 |
115.3 |
123.0 |
|
Variazione
nominale del PIL |
-0.16 % |
-5.9 % |
6.6% |
|
Variazione
reale del PIL |
4.6 % |
1.9 % |
5.2 % |
|
Composizione
del PIL |
Industria: 44.2 % |
“ “ |
“
“ |
|
|
Servizi: 45.8 % |
“ “ |
“ “ |
|
|
Agricoltura: 10.0 % |
“ “ |
“ “ |
|
Reddito pro
capite (US$) |
1.956 |
1.818 |
1.924 |
|
Occupazione (N.ro medio persone con un’occupazione – milioni) |
32.1 |
33.8 |
34.2 |
|
Disoccupazione |
3.6 % |
3.3 % |
2.4 % |
|
Inflazione |
1.5 % |
1.7 % |
0.7 % |
|
Riserve (escluso oro) - mld US$ |
32.0 |
32.3 |
38.0 |
Valuta
|
Baht |
Baht |
Baht |
|
Tasso
di cambio medio – baht/1US$ |
40.1 |
44.4 |
43 |
|
Bilancia
dei pagamenti (mld. US$) |
- 1.6 |
+ 1.3 |
+ 4.2 |
|
Bilancia
partite correnti (mld. US$) |
9.31 |
6.22 |
7.6 |
|
Bilancia
commerciale (mld. US$) |
7.7 |
2.5 |
3.4 |
|
Esportazioni
(mld. US$) |
67.8 |
63.2 |
67.6 |
|
Importazioni
(mld. US$) |
- 56.1 |
- 54.6 |
- 58.1 |
|
Principali
esportazioni |
1.
Computer e parti di ricambio |
Computer
e parti di ricambio |
Computer
e parti di ricambio |
|
|
2.Circuiti
elettronici integrati |
Circuiti
elettronici integrati |
Circuiti
elettronici integrati |
|
|
3.Capi
di abbigliamento |
Capi
di abbigliamento |
Auto
e moto componentistica |
|
Principali
importazioni |
1.
Macchine elettriche e parti di ricambio |
Macchine
elettriche e parti di ricambio |
Macchine
elettriche e parti di ricambio |
|
|
2.Petrolio
grezzo |
Macchine
per uso industriale |
Macchine
per uso industriale |
|
|
3.
Macchine per uso industriale |
Petrolio
grezzo |
Petrolio
grezzo |
|
Principali
Paesi fornitori |
1.Giappone |
Giappone |
Giappone |
|
|
2.Stati Uniti |
Stati Uniti |
Stati Uniti |
|
|
3.Singapore |
Cina |
Cina |
|
Principali
Paesi clienti |
1.Stati Uniti |
Stati Uniti |
Stati Uniti |
|
|
2.Giappone |
Giappone |
Giappone |
|
|
3.Singapore |
Singapore |
Singapore |
|
Debito estero (1) |
79.7 |
67.5 |
61.5 |
Programma/Accordo col FMI
|
si |
si |
si |
|
Aiuto allo
sviluppo (2) Milioni
US$ |
625 |
270.8 |
na |
|
Fonte:
EIU - (1) FMI/Banca Mondiale, (2) OCSE |
|||
|
Valori
in miliardi di dollari USA se non diversamente indicato |
|||
Siti Web di utilita'
Office of the National Economics and
Social Development
Bank of Thailand
The Customs Department
Import-Export Bank of Thailand
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L'interscambio commerciale con l'Italia
QUADRO D'INSIEME
La Thailandia sembra aver ripreso uno sviluppo piu' moderato che in passato (fino al '96, il PIL cresceva a ritmi medi dell'8% all'anno), ma consistente e assistito da una maggiore stabilita' politica. Di cio' hanno beneficiato i rapporti commerciali con l'Italia che, dopo la battuta d'arresto legata alla crisi economica e valutaria del '97, sembrano essere ritornati a valori pre-crisi.
Le esportazioni italiane in Thailandia
Il contesto economico thailandese del triennio 1997-1999
aveva negativamente influenzato landamento delle esportazioni italiane.
Tale contesto e' mutato negli ultimissimi anni. Le
relazioni commerciali con l'Italia hanno segnato una graduale, ma costante
ripresa. Molto
positive, in tale mutato scenario, le performances del nostro export che fa registrare nel 2000 un +
46% (590 milioni di Euro), nel 2001 un + 31.5% (776 milioni di Euro)
e, nel 2002 un + 4.8% (814 milioni di Euro). La quota di mercato
delle esportazioni italiane e' cresciuta parallelamente dallo 0.8% del 2000
all'1.08% del 2001, fino al 1.25% lo scorso anno, posizionandoci come quarto
maggior partner commerciale tra i Paesi dell'Unione Europea.
Da osservare che i beni scambiati appartengono per la massima parte a categorie merceologiche di elevato valore aggiunto: le principali voci dellexport italiano in Thailandia sono
rappresentate da macchinari ed impianti industriali, macchine e componentistica elettrica,
prodotti chimici e prodotti tessili.
Di
converso, e' venuta diminuendo la quota di esportazioni thailandesi verso
l'Italia, passate dagli 1.05 miliardi di Euro del 2000 agli 869 del 2001, agli
879 del 2002, probabilmente anche a causa delle controversie sorte lo scorso
anno con l'UE per i controlli a tappeto sulle forniture di gamberi e polli
thailandesi determinati da motivi di sicurezza alimentare.
Le principali voci dellimport italiano proveniente dalla Thailandia sono rappresentate da componenti di autovetture, impianti e componenti di condizionamento, prodotti tessili, prodotti ittici.
Il saldo dellinterscambio bilateraleAndamento congiunturale
Il saldo e' attualmente in sostanziale equilibrio
Prospettive
Sono
mediamente buone, giacche' la Thailandia sembra aver ripreso uno sviluppo piu'
moderato che in passato (fino al '96, il PIL cresceva a ritmi medi dell'8%
all'anno), ma consistente e assistito da una maggiore stabilita' politica. La
crescita dell'economia nello scorso anno, + 4.5%, ha fatto leva soprattutto
sulle componenti private di spesa che hanno beneficiato di politiche fiscali e
monetarie espansive. Il buon andamento dei consumi, in particolar modo, dovrebbe
offrire prospettive attraenti agli esportatori-investitori italiani disposti ad
affacciarsi su un mercato dove
il 'made in Italy' tira ancora molto bene (macchine utensili, moda,
design, alimentare e relativi settori di supporto), ma in cui le prospettive di
ulteriore sviluppo dipendono dalla disponibilita' ad assicurare una presenza
fissa in loco, assistenza post-vendita e, possibilmente, buone condizioni
creditizie. Non meno interessanti
le prospettive che si vanno dischiudendo grazie agli accordi tra ASEAN,
Cina
e Giappone che, entro il 2010, dovrebbero dar vita ad aree di libero
scambio destinate a interessare quasi due miliardi di persone.
RAPPORTI COMMERCIALI ITALIA-THAILANDIA
Interscambio bilaterale Thailandia - Italia (dati ISTAT - milioni di
Euro)
|
PRINCIPALI
ESPORTAZIONI E IMPORTAZIONI
ITALIANE (2002) |
|
|
ESPORTAZIONI |
IMPORTAZIONI |
|
1. Macchine per uso
industriale |
1.Componenti
e accessori auto |
|
2. Macchine elettriche e
loro parti |
2.Condizionatori d’aria e
parti di ricambio |
|
3. Prodotti chimici |
3. Prodotti ittici freschi
e surgelati |
|
4.Tessuti |
4.Gomma |
|
6.Prodotti medici
farmaceutici |
5.Pietre preziose e
gioielli |
|
7.Manufatti metallici |
6.Circuiti stampati |
|
Fonte: Department of Business Economics – Thai Ministry of Commerce |
|
|
INCIDENZA
INTERSCAMBIO SUL COMMERCIO ESTERO ITALIANO (anno) |
||||
|
Esportazioni verso
Thailandia sul totale delle esportazioni italiane |
0.24
% |
|||
|
Importazioni da
Thailandia sul totale delle importazioni italiane |
0.34 % |
|||
|
QUOTE
DI MERCATO (2002) |
||||
|
PRINCIPALI
FORNITORI |
%
su import |
PRINCIPALI
ACQUIRENTI |
%
su export |
|
|
1.Giappone |
22.4 |
1.Stati Uniti |
20.3 |
|
|
2. Stati Uniti |
11.6 |
2.Giappone |
15.2 |
|
|
3.Cina |
6.0 |
3.Singapore |
8.1 |
|
|
4.Malesia |
5.0 |
4.Hong Kong |
5.1 |
|
|
5.Singapore |
4.6 |
5.Cina |
4.4 |
|
|
6.Taiwan |
4.2 |
6.Malesia |
4.2 |
|
|
19.
Italia |
1.4 |
19.
Italia |
1.2 |
|
|
Fonte: Department of Business Economics – Thai Ministry of Commerce |
||||
|
INVESTIMENTI
DIRETTI NEI DUE PAESI (2002) |
|||||
|
Italiani |
Milioni
di $ |
%
tot |
Thalandia |
milioni
di $ |
%
tot |
|
1. Cumulativo
al dicembre 2002 – 72 milioni di US$ |
|
|
1.Singapore |
1241 |
43.6 |
|
2. |
|
|
2.Giappone |
620 |
21.8 |
|
3. |
|
|
3.Regno Unito |
241 |
8.4 |
|
4. |
|
|
4.Olanda |
112 |
3.9 |
|
5. |
|
|
5.Taiwan |
84 |
2.9 |
|
6. |
|
|
6.Irlanda |
73 |
2.5 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
x.
Italia |
4 |
0.14 |
|
Fonte:
Bank of Thailand |
|||||
|
SACE
(al maggio 2003 – milioni di Euro) |
||
|
Categoria
di rischio |
A3/7 |
|
|
Impegni
in essere (a) |
29.68 |
xx,x
% del totale |
|
Indennizzi
erogati da recuperare (b) |
“ “ |
“ “ |
|
Esposizione
complessiva (a+b) |
29.68 |
xx,x
% del totale |
Fonte: SACE
|
ACCORDI
DI RISTRUTTURAZIONE DEBITORIA |
|
|
Ultima
intesa Club di Parigi |
NO |
|
Ultimo
accordo bilaterale |
NO |
|
Fonte:
Ministero Affari Esteri |
|
FLUSSI
TURISTICI BILATERALI |
||
|
|
dall’Italia |
verso l’Italia |
|
[2001] |
122.263 |
10.736 |
|
[2002] |
129.293 |
8799 |
|
Fonte: Tourism
Authority of Thailand |
||
La crisi economica ed il risanamento
LA CRISI ECONOMICA DELL'ESTATE 1997 Le causeNellestate del 1997 la Thailandia, dopo oltre un decennio di
crescita economica record (in media dell8,5% annuo), e stato il primo paese
del Sud Est asiatico ad essere investito dalla crisi che si e successivamente estesa
a tutta larea.
Le cause della crisi possono essere sinteticamente ricondotte a squilibri del settore
bancario/finanziario ed ad elementi di intrinseca debolezza della struttura produttiva del
paese.
Negli anni del boom economico (1985-1995), infatti, banche e societa finanziarie locali avevano accompagnato il vertiginoso processo di crescita economica con una politica creditizia decisamente espansiva, senza peraltro verificare la solidita delle aziende debitrici e la sostenibilita economica degli investimenti da finanziare. Si erano inoltre trascurati tanto il canonico rapporto crediti concessi/riserve obbligatorie, quanto una seria classificazione dei crediti in base ai pagamenti effettuati dai debitori.
Alla crescente domanda di finanziamenti da parte delle aziende thailandesi si era poi fatto fronte mediante un esteso ricorso al debito estero reso conveniente dai minori tassi di interesse praticati sulle principali piazze finanziarie, soprattutto statunitensi, in presenza di un regime di cambio fisso tra il dollaro USA ed il baht thailandese salito nel 1997 a 93 miliardi di dollari, con un onere per il servizio del debito pari al 15,5%.
Il settore bancario/finanziario thailandese accusava dunque, gia nella primavera del 1997, unesposizione eccessiva sul versante creditizio e del debito estero, foriera di pesanti sofferenze in una mutata congiuntura economica o in caso di abbandono del cambio fisso col dollaro.
Il tessuto industriale thailandese, daltro canto, non era stato in grado di mantenere la competitivita conquistata nei primi anni 80 in settori tradizionalmente orientati allesportazione assemblaggio e componentistica di computers ed autovetture, il tessile, labbigliamento, la gioielleria, le calzature ed i pellami, lindustria del legno a causa dei crescenti costi della manodopera, della mancata modernizzazione di impianti e processi produttivi e dellinsufficiente sviluppo di produzioni a piu elevato livello qualitativo. Al contrario, si erano privilegiati gli investimenti speculativi, particolarmente nel settore immobiliare.
Nel volgere di pochi anni, pertanto, le imprese thailandesi rimaste confinate ai segmenti iniziali di prodotto avevano sperimentato una progressiva perdita di competitivita nei confronti di paesi emergenti quali la Cina, lIndia, il Bangladesh, il Vietnam.
Da ultimo, il repentino apprezzamento del dollaro statunitense nei confronti delle principali valute, verificatosi alla fine del 1996, e la decisione della Banca di Thailandia di mantenere il regime di parita fissa dollaro/baht (dettata dallesigenza di tutelare gli istituti finanziari e le imprese che avevano fatto ricorso al debito estero) avevano implicato un parallelo, artificiale apprezzamento di oltre il 30% del baht, ad ulteriore discapito delle esportazioni thailandesi e degli investimenti esteri nel paese.
Nella primavera del 1997, la contraddizione insita in un sistema economico in difficolta la cui moneta si apprezza rilevantemente ha innescato una spirale speculativa nei confronti del baht. In luglio, lo sganciamento della valuta thailandese dalla parita fissa col dollaro ha ufficialmente sancito lavvio della crisi. Gli effettiLa vana battaglia ingaggiata in primavera dalla Banca di Thailandia nel tentativo di difendere ad oltranza la parita con il dollaro (costata il sacrificio di oltre 30 miliardi di dollari in riserve ufficiali) ha innescato un effetto domino" che in poche settimane ha coinvolto tutti i settori delleconomia thailandese.
Sin dal mese di giugno infatti, quando cioe era ormai evidente che le azioni speculative contro il baht stavano per avere il sopravvento, investitori istituzionali e privati hanno precipitosamente tentato di recuperare crediti e depositi affidati a banche e societa finanziarie. Queste ultime particolarmente esposte con investimenti nel settore immobiliare, da tempo in crisi di saturazione per eccesso di offerta hanno rapidamente raggiunto lo stadio dellinsolvenza, compromettendo di riflesso la stabilita di numerose banche, che delle societa finanziarie erano spesso creditrici. Tra giugno ed agosto 1997, il Governo thailandese e stato quindi costretto a sospendere le attivita di 58 finanziarie.
Nel susseguente clima di incertezza e generale sfiducia venutosi a creare, le banche thailandesi i cui crediti inesigibili crescevano proporzionalmente alla crisi del settore immobiliare e delle societa finanziarie hanno in pratica congelato ogni finanziamento al settore industriale. La stretta creditizia, acuita dalla politica di alti tassi di interesse decisa dalla Banca di Thailandia per difendere il tasso di cambio, ha generato una grave crisi di liquidita delleconomia thailandese, rendendo impossibile per le aziende non gia onorare i debiti contratti (con ulteriore pregiudizio per gli istituti di credito) ed ottenere finanziamenti per nuovi investimenti, ma financo reperire il capitale circolante per le attivita correnti.
Con le riserve ufficiali virtualmente azzerate, un tasso di cambio crollato in pochi mesi da 25 a 55 baht per dollaro, gravi saldi negativi della bilancia commerciale, delle partite correnti, dei movimenti di capitali e della bilancia dei pagamenti, un sistema bancario/finanziario sullorlo del fallimento ed un settore industriale obsoleto ed in piena recessione, la Thailandia si e trovata nellestate 1997 in condizioni di virtuale bancarotta.
Il pacchetto di assistenza finanziaria del Fondo Monetario Internazionale Le misure finanziarieIn una congiuntura economica in progressivo deterioramento, il Fondo Monetario Internazionale e intervenuto nellautunno 1997 con un pacchetto di assistenza tecnica e finanziaria alla Thailandia ammontante a 17,2 miliardi di dollari.
I fondi erano destinati in parte (16 miliardi) a ricostituire le riserve ufficiali del paese, ed in parte (1,2 miliardi) a finanziare la ristrutturazione dei principali settori industriali in crisi.
I vincoli di politica economica
La concessione del pacchetto di assistenza finanziaria e stata peraltro vincolata dal Fondo Monetario allavvio, da parte del Governo thailandese, di un serio programma di risanamento delleconomia, in principio articolato sui seguenti punti:
La necessita di difendere il tasso di cambio, seppure in un contesto di libera fluttuazione valutaria, e lesigenza di frenare leccessiva espansione del credito verificatasi negli anni precedenti hanno dapprima indotto la Banca di Thailandia ad adottare una politica monetaria caratterizzata da alti tassi di interesse. In particolare, il tasso "prime rate" si e costantemente mantenuto su valori prossimi al 15,5% per tutto il 1998.
Conseguentemente il baht, dopo aver toccato il minimo storico di 1/55 contro il dollaro nel gennaio 1998, si e stabilizzato in una forchetta di 37/40 per dollaro.
Le riserve ufficiali sono state gradualmente ricostituite, fino a raggiungere nellestate 1999 il livello pre-crisi di 32 miliardi di dollari.
Tali positivi risultati hanno inoltre consentito un progressivo allentamento della politica dei tassi di interesse, scesi di oltre 7 punti percentuali nel corso del 1999.
La politica fiscaleLa politica fiscale del Governo thailandese si e conformata, negli esercizi 1997 e 1998, al rigore finanziario raccomandato dal Fondo Monetario Internazionale.
Il bilancio pubblico e infatti stato ridotto dell11%, con tagli concentrati tanto sugli investimenti pubblici quanto sulle spese correnti. Limposta sul valore aggiunto e stata inoltre, in un primo tempo, elevata dal 7 al 10%, e sensibili aumenti hanno subito le aliquote delle tasse sul consumo di numerosi beni di lusso.
Con il progressivo stabilizzarsi del quadro macroeconomico, le autorita thailandesi, con lapprovazione del Fondo Monetario, hanno gradualmente adottato una politica fiscale espansiva, al fine di rivitalizzare consumi, investimenti, produzione ed occupazione. Il Governo e stato quindi autorizzato a finanziare la maggiore spesa pubblica sostenendo un crescente deficit di bilancio, che nel 1999 potra essere pari al 6% del prodotto interno lordo.
Limposta sul valore aggiunto e stata riportata al 7%, le imposte dirette sono state tagliate di un punto percentuale e sono stati ridotti i dazi sullimportazione di oltre 500 categorie di macchinari e materie prime necessari alla produzione industriale delle aziende thailandesi.
La ristrutturazione del sistema finanziarioA seguito della crisi finanziaria dellestate 1997, il Governo thailandese ha istituito la "Financial Restructuring Authority", incaricata di esaminare i piani di ristrutturazione e ricapitalizzazione delle finanziarie sospese in giugno ed agosto e procedere alla liquidazione delle societa non in grado di riprendere le attivita, a la "Asset Management Corporation", incaricata di liquidare i crediti inesigibili ed i beni di queste ultime rimasti invenduti.
Nel dicembre del 1997, il Ministero delle Finanze ha dichiarato fallite 56 delle 58 societa finanziarie sospese.
La ristrutturazione del sistema bancarioLe ingenti sofferenze finanziarie accusate dal settore bancario thailandese allinizio della crisi hanno obbligato il Governo a rendere piu restrittiva la vigente normativa sulla classificazione dei crediti bancari effettuata dalla Banca di Thailandia, che obbliga oggi le banche ad accantonare in conto riserve un capitale equivalente ai crediti non onorati da oltre tre mesi.
Il conseguente, esponenziale aumento dei crediti inesigibili, ormai prossimi al 50% del totale, ha costretto la Banca di Thailandia ad assumere il controllo di quattro banche Bangkok Bank of Commerce, Bangkok Metropolitan Bank, Siam City Bank, First Bangkok City Bank tecnicamente in bancarotta.
Parallelamente, il Governo ha varato nellagosto 1998 un programma finanziario di 300 miliardi di baht per favorire la ricapitalizzazione dellintero settore.
La ristrutturazione industrialeIl Governo thailandese, su indicazione e con finanziamenti (1,2 miliardi di dollari) del Fondo Monetario, ha elaborato un programma di ristrutturazione dei principali settori industriali il tessile e labbigliamento, la gioielleria, le calzature e pellami, lindustria del legno, lagroalimentare ormai non piu competitivi sui mercati internazionali in ragione di processi produttivi obsoleti e limitato valore aggiunto dei prodotti.
Il programma si propone di incrementare la competitivita dei prodotti thailandesi modernizzandone i processi produttivi, elevando la formazione professionale del personale e sviluppando moderne tecniche di marketing dei prodotti.
La revisione della legislazione in materia economicaIl progressivo deteriorarsi della congiuntura ha spinto il Governo thailandese, sin dallinizio della crisi, a modernizzare e rendere piu trasparente la legislazione nazionale in materia economica, anche al fine di favorire un maggiore afflusso di investimenti stranieri nel paese.
Sono stati pertanto introdotti nellordinamento thailandese gli elementi di diritto fallimentare, sino ad ora assenti, e sono stati aperti alle attivita di imprese straniere 39 dei 64 settori economici in precedenza riservati agli operatori locali.
Il processo di privatizzazioneSeguendo le raccomandazioni del Fondo Monetario Internazionale, il Ministero delle Finanze thailandese ha redatto uno schema quadro ("Masterplan") per la privatizzazione delle circa 80 aziende pubbliche che attualmente occupano posizioni di monopolio nella produzione e gestione di settori chiave delleconomia nazionale quali energia, trasporti, telecomunicazioni, infrastrutture. Al riguardo, l "Energy Policy Committee" ed il "National Energy Policy Office" cureranno le dismissioni nel settore dellenergia, mentre lo "State Enterprise Capital Policy Committee" sara preposto ai restanti settori.
Ricerche di mercato ed eventi commerciali
Il "Department of Export Promotion" (DEP) e' un'agenzia sotto il Ministero del Commercio thailandese che promuove i prodotti "Made in Thailand" assistendo i produttori, gli esportatori ed i compratori esteri.Fornisce informazioni e servizi tali da mettere in contatto diretto i compratori stranieri con i rispettivi produttori thailandesi. Il DEP e' inoltre una fonte affidabile di informazioni tali da dare assistenza immediata in ogni evenienza. Ad esempio, il Permanet Exhibition Hall ha regolarmente mostre di migliaia di campioni di prodotti recentissimi del "Made in Thailand".
Sempre il DEP organizza regolarmente varie attivita' quali seminari e fiere internazionali. Per ulteriori informazioni contattare:
L'indirizzo del dipartimento del commercio responsabile della promozione di fiere ed eventi commerciali e' il seguente: Thai-trade department of export promotion
Un elenco delle principali fiere e manifestazioni commerciali organizzate in Thailandia può essere consultato presso il seguente indirzzo web
Altri indirizzi internt utili per la ricerca di informazioni e dati:
Ministry of Commerce
Department of Industrial Promotion
Department of Foreign trade (Thai-trade)
Queen Sirikit - National Convention Center -
Le normative vigenti in materia, lelenco dei parchi industriali esistenti in Thailandia ed i diversi benefici ed incentivi garantiti allinvestitore straniero in funzione del settore produttivo e della zona geografica in cui linvestimento dovrebbe essere effettuato sono disponibili presso il sito web del Board of Investment thailandese .
DISPOSIZIONI GENERALI
Gli stranieri godono in genere degli stessi diritti dei cittadini thailandesi, fatta eccezione per le restrizioni dettate da alcune norme. Tali limitazioni e ristrizioni dei diritti degli stranieri sono regolamentate da alcune leggi come: Nationality Act, Foreigner Registration Act, Immigration Act, Land Code, Foreigner Employment Act, ecc.Informazioni dettagliate su leggi e disposizioni che regolano gli investimenti e l'economia Tailandese sono consultabili al sito ufficiale del B.O.I. (Board of Investment):
Chonburi (Laem Chabang)
Eastern Region Investment and Economic Center,
46 Moo 5, Laem Chabang Industrial Estate, Sukhumvit Rd
Tambol Toongsukhla, Sriracha District, Chonburi 20230
Tel: (038) 491-820 Fax: (038) 490-479
Suratthani Qui di seguito vengono forniti una serie di indirizzi Web utili,
si tratta di enti, istituzioni, imprese e quant'altro possa costituire oggetto d'interesse
commerciale: